Τετάρτη, 21 Μαρτίου 2018

Nikolas Asimos / Νικόλας Άσιμος: When the country invites me - Quand la patrie m'invitera - Quando la patria m'inviterà - Σαν θα με καλέσει η πατρίδα - Venceremos!!! - Venceremos?


San tha me kalései i patrída
Στίχοι: Νικόλας Άσιμος
Μουσική: Νικόλας Άσιμος
Πρώτη εκτέλεση: Νικόλας Άσιμος
Παράνομη κασέτα αρ. 00001. LP/CD " Με το βαρέλι " - 1978

Testo, musica e prima interpretazione di Nikolas Asimos.
Musicassetta illegale n. 1 - LP/CD "Con il barile" - 1979
Take into account the αρχές and visitors of these pages that my knowledge of this - moreover, I say, very interesting - author proceeds for me in the same times as for them. I recently acquired dozens of songs, I listen to them a little at a time, and those who "touch" me musically I go in search of the text. If in some ways it seems acceptable to me in AWS, I translate and send. I want to say that I do not have a preliminary overview of my author, to whom I am clearly affectionate. A few days ago Bartleby used the word "genial" for a song I sent, and I think he was right. Perhaps for this song the praise is somewhat temperate. To me it seems more like a Rossoneri catechism that echoes the old slogans of the worker and revolutionary movement, in the style of the time, until it gave me the feeling of something old and too "normative" in the mouth of a man who no bond he wanted to have. It seems that Asimos "dreams [the] dreamers who wait ...
[spring]": but the words do not reach a level of dream. So I see it with regard to the text, as I feel that the music always beautiful and painful of Asimos redeems everything. It goes without saying that such texts (I am also thinking of the one on the biancazzurra flag) isolate and isolate Asimos from almost all the rest of the Greeks, including those on the left, which Greece has for religion. But there is no doubt that he collected and continues to gather around him a large minority of young people very tired of waiting for a future that is not decided to come. Open debate. (Gpt)
Tengano conto le αρχές e i visitatori di queste pagine che la mia conoscenza di questo - peraltro, dico io, interessantissimo - autore procede per me negli stessi tempi che per loro. Di recente ho acquisito alcune decine di brani, li ascolto un po' alla volta, e di quelli che mi "toccano" musicalmente vado in cerca del testo. Se in qualche modo mi sembra accoglibile in AWS, traduco e mando. Voglio dire che non possiedo una preliminare visione d'insieme del mio autore, al quale mi sto palesemente affezionando. Qualche giorno fa Bartleby ha usato la parola "geniale" per una canzone che avevo inviato, e secondo me aveva ragione. Forse per questa canzone la lode va alquanto temperata. A me sembra più che altro un catechismo rossonero che riecheggia antiche parole d'ordine del movimento operaio e rivoluzionario, nello stile di allora, fino a darmi la sensazione di qualcosa di vecchio e di troppo "normativo" in bocca a un uomo che nessun vincolo volle avere. Sembra che Asimos "sogn[i] i sognatori che aspett[avano] la primavera": ma le parole non arrivano a un livello di sogno. Così la vedo riguardo al testo, così come sento che la musica sempre bella e dolente di Asimos riscatta tutto. Va sans dire che testi così (penso anche a quello sulla bandiera biancazzurra) isolavano e isolano Asimos da quasi tutto il resto dei Greci, compresi quelli di sinistra, che la Grecia ce l'hanno per religione. Ma non c'è dubbio che raccoglieva e continua a raccogliere intorno a sé una folta minoranza di giovani assai stanchi di aspettare un futuro che non si decide a venire. Dibattito aperto. (gpt)
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=37421
Versione italiana di Gian Piero Testa
QUANDO LA PATRIA MI INVITERÀ

Quando la patria m'inviterà
a andare a combattere il nemico
Dirò loro, non ho patria io
e nemmeno mai mi immolo
Per i capricci dei bourgeois
per le mandibole dei bourgeois.

Dirò loro, non la reggo, questa favola non m'incanta
Non mi tirano al macello con i miei fratelli
Siete voi i miei nemici che ci volete deliranti
I vostri sporchi interessi tingono di sangue la terra
Il dominio del capitale sta marcendo ormai
E i soldati che si sono svegliati non vogliono più combattere

Vogliamo i nostri fucili, li vogliamo
per i vostri petti, appunto per i petti vostri.
E i popoli, i popoli affratellati
vi metteranno, vi metteranno sempre al muro.
Quando incomincerete, incomincerete delle guerre
Allora il combattimento sì dovrà essere di classe
Allora il combattimento si abbatterà sui vostri capitali
Allora il combattimento si trasformerà di classe
Turchi, Greci, Arabi e negri
Tutti si sono, tutti si sono, tutti si sono rivoltati
E la nostra vittoria ci accomuna ogni giorno di più.

Quando la patria m'inviterà
a andare a combattere il nemico
Dirò loro, non ho patria io
le mie mani le ho solo per il lavoro.

E quando queste due nostre mani si leveranno a pugno
Si riempiranno le strade di vite umane.
Dove le loro stature stritoleranno ogni vostro parassita.
Niente, niente, niente può fermarvi
Non può, non può, non può fermare le voci, le voci
Degli affamati, le voci, le voci degli schiavi,
Che hanno sete, hanno sete di libertà, che hanno sete, che hanno sete
Di fraternità, che hanno sete, che hanno sete di libertà.
Niente può fermare il nostro corso.
I dannati della terra, i dannati della te...
I proletari della te..., i proletari della terra
I proletari della terra quando troveranno i loro nemici
quando icontreranno i loro nemici, non faranno un passo indietro
Niente può fermare il nostro corso.
Il tempo, il tempo è con noi
E la rivoluzione avverrà
Ogni piccola scintilla divampa in un incendio.

I fucili nostri vogliamo, li vogliamo
Per i vostri petti, appunto i vostri
E i popoli sì i popoli affratellati
Vi metteranno, vi metteranno al muro.

Quelli che hanno segregato i loro averi dentro una patria
Dentro confini, ci hanno recintati come bestie dentro gabbie
Ad ogni nostro risveglio hanno risposto con violenza
Abbasso il capitale. Sì abbasso il lavoro
La nostra rivoluzione avverrà, avverrà, avverà
Il grande balzo per la libertà.

Lo sappiamo, l'abbiamo imparato, non abbiamo una patria
I suoi capoccia li impicca la classe lavoratrice
La nostra rivoluzione avverrà, avverrà
Il grande balzo per la libertà.
inviata da Gian Piero Testa 19/12/2010 - 10:39



Version française – QUAND LA PATRIE M'INVITERA – Marco Valdo M.I. – 2010 
Chanson grecque - Σαν θα με καλέσει η πατρίδα - Νικόλας Άσιμος/ Nikolas Asimos d'après la version italienne QUANDO LA PATRIA MI INVITERÀ de Gian Piero Testa.

Que les (hiér)Arches et les visiteurs de ces pages prennent en compte que ma connaissance de cet auteur – par ailleurs, je le dis, très intéressant – avance du même pas que la leur. Très récemment, j'ai acquis quelques dizaines d'extraits, je les écoute un peu à la fois, et pour ceux qui me « touchent » musicalement, je vais à al recherche du texte. Si d'une certaine manière, ils me semblent pouvoir être accueillis dans les CCG, je traduis et j'envoie. Je veux dire que je n'ai pas une vision préliminaire d'ensemble de mon auteur, duquel je me suis manifestement affectionné. Il y a quelques jours, Bartelby a usé du mot « génial » pour une chanson que j'avais envoyée, et selon moi, il avait raison. Peut-être pour celle-ci, la louange doit-elle être quelque peu tempérée. Pour moi, elle ressemble plus à un catéchisme rouge et noir qui résonne d'anciens mots d'ordre du mouvement ouvrier et révolutionnaire, dans le style de l'époque, et elle me donne la sensation de quelque chose de vieux et de trop « normatif » dans la bouche d'un homme qui ne veut avoir aucune contrainte. On dirai qu'Asimos « rêve les rêveurs qui attendaient le printemps », mais les mots n'arrivent aps au niveau d'un songe. C'est mon point de vue à propos du texte, même si je sens que la musique toujours belle et dolente d'Asimos rachète tout. Il va sans dire que des textes comme celui-ci (je pense aussi à celui sur le drapeau blancbleu) isolaient et isolent encore Asimos de presque tout le reste des Grecs, y compris ceux de gauche, qui ont la Grèce comme religion. Mais il n'y pas de doute qu'il recueillait et continue à le faire autour de lui une forte minorité de jeunes assez fatigués d'attendre un futur qui ne se décide pas à venir. Débat ouvert. [gpt]

Débat ouvert... En effet, Gpt (alias Gian Piero Testa) a l'air de beaucoup apprécier Asimos et Riccardo Venturi aussi..., dit Marco Valdo M.I. 

Ils ne sont pas les seuls, ajoute Lucien l'âne en hochant la tête sur son cou d'âne. Outre tous ceux que je ne connais pas, il y a moi. Moi, Lucien l'âne. Il est vrai que je dois être un des seuls à avoir porté Asimos sur mon échine; il en riait d'être sur mon dos et plus encore de m'entendre lui parler et lui confier ce que nous les ânes, on pense des patries, des guerres, des guerriers et de tous leurs patrons. Je le faisais tout en trottinant et en laissant sur le chemin des souvenirs des plus odorants. Mais là n'est pas l'essentiel du débat. 

Quoique, dit Marco Valdo M.I. Tu touches sans doute au cœur de ce débat. Mais revenons un instant sur certaine appréciation que fait Gian Piero Testa à propos de la chanson elle-même... Il lui trouve un goût assez peu poétique, trop mot d'ordre. De fait, il n'a pas tort. Oui, le texte de cette chanson est très engagé et a des senteurs de mots d'ordre. On trouve des textes de cette même teneur chez Ivan Della Mea, par exemple. Cela arrive aux auteurs qui s'engagent un peu, qui s'engagent beaucoup et qui c'est vrai, pour certaines chansons, dans certaines chansons parlent au premier degré et laissent percer une volonté politique... et alors ? Où serait le problème ? Y en a-t-il un seulement ? Personnellement, je ne le crois pas. Quand le temps est aux mots d'ordre... Il suffit de ne pas confondre chanson de salon et chanson de (combat) de rue, il convient de voir aussi le « public » auquel le chanteur s'adresse; il faut aussi prendre en compte le moment, le lieu, les circonstances. Ainsi, dans la Guerre de Cent Mille Ans que les riches font aux pauvres afin d'accroître leurs richesses, leurs pouvoirs, leurs prérogatives, leurs domaines et leur domination, d'accroître finalement leurs égos malades, il y a des moments, des circonstances, des lieux qui nécessitent des langages différents, des modes de perception et d'action sur la réalité qui sont nécessairement différents. Tout comme il y a des niveaux de conscience, il y a – y compris en poésie, en chanson – des niveaux de création différents. Va-t-on reprocher à Zola de faire parler ou penser les personnages de ses romans – dans Germinal, par exemple, comme des prolétaires, comme des ouvriers ? Sans parler de Brecht, de Gorki... Va-t-on dès lors reprendre Asimos quand il présente le discours révolutionnaire réel, celui qui est vraiment tenu dans certains cas, en certains lieux, à certains moments, pour certaines raisons... Mais de fait, cela date... On dirait, selon certains qui aimeraient que cela soit vrai, que cela n'est plus de mise... On peut regarder cette chanson comme certaines chansons, certains textes de la révolution espagnole de 1936, des révolutions sud-américaines, de la révolution russe... De grands textes de moments d'affrontements. Comment exprimer cela ? Et puis, est-on sûr que c'est passé ? Que se passe-t-il en Grèce, ne parle-t-on pas comme çà dans les rues d'Athènes ? Aujourd'hui ?

M'est avis, dit Lucien l'âne, que toi aussi tu touches là au fond du débat. Elle montre, cette chanson, comment les riches mènent leur Guerre de Cent Mille Ans contre les pauvres et comment ils s'essaient à les opposer les uns aux autres afin d'assurer leur domination, en mystifiant ou se ralliant (et à quel prix ?) jusque et y compris la gauche – disons parlementaire ou intégrée à leur société, une gauche bien-pensante, en quelque sorte. Une gauche qui ne veut pas mettre vraiment en cause le système, le régime. On connait la chanson : il faut respecter les institutions... Et aussi, bien évidemment, par la même occasion et encore une fois, les riches vont s'enrichir sur les cadavres des pauvres (Canons à vendre ! disait Boris Vian ), à étendre leur pouvoir au détriment d'autre riches.

Parenthèse, dit Marco Valdo M.I., elle me semble être une version prolétarienne du Déserteur de notre bon Boris Vian. Une version du Déserteur mais qui aurait au passage rompu avec la société des riches, qui aurait dévoilé le consensualisme social, que recèle l'idée de patrie. Et puis qui crierait À bas le Capital, à bas le travail... Là, il n'est plus seulement question de ne pas faire la guerre, mais il est tout bonnement question de révolution... Un mot qu'ils ont voulu discréditer, mais qui revient porté par l'histoire, porté par la réalité ...

En somme, pour dire ce que je ressens, c'est que cette rudesse de la chanson d'Asimos correspond très exactement à comment dire un « état d'âme », une manière de désigner le véritable ennemi, une façon de voir le monde et de vouloir le changer; d'ailleurs, l'Internationale ne dit pas autre chose (Ils verront bientôt que nos balles sont pour nos propres généraux...). En somme, une manière de tisser le linceul de ce vieux monde patriotard, nationaliste et cacochyme.

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane.


QUAND LA PATRIE M'INVITERA

Quand la patrie m'invitera
À aller combattre l'ennemi
Je leur dirai, je n'ai pas de patrie moi
Et encore moins, je ne m'immolerai
Pour le caprices de bourgeois
Pour les mandibules de bourgeois

Je leur dirai , je ne marche pas, cette fable ne m'enchante pas
Vous ne ferez pas de moi le boucher de mes frères
C'est vous mes ennemis qui êtes délirants
Vos sales intérêts teintent de sang la terre
Le domaine du capital pourrit désormais
Et les soldats qui se sont réveillés ne veulent plus combattre.

Nous voulons nos fusils, nous les voulons
Pour vos poitrines, juste pour vos poitrines
Et les peuples, les peuples fraternels
Vous mettront, vous mettront toujours au mur.
Quand vous commencerez, vous commencerez des guerres
Alors le combat sera de classes
Alors le combat vous abattra sur vos capitaux
Alors ce sera un combat de classe
Turcs, Grecs, Arabes et Noirs
Tous se sont, tous se sont, tous se sont révoltés
Et notre victoire se rapproche chaque jour un peu plus.

Quand la patrie m'invitera
À aller combattre l'ennemi
Je leur dirai, je n'ai pas de patrie moi
Mes mains servent seulement au travail.
Et quand ces deux mains seront des poings levés
Les rues se rempliront de vies humaines.
Où de leurs tailles elles écraseront le moindre de vos parasites.
Rien, rien ne pourra les arrêter
On ne peut, on ne peut arrêter la rumeur, la rumeur
Des affamés, les voix, les voix des esclaves,
Qui ont soif, qui ont soif de liberté, qui ont soif, qui ont soif
De fraternité, qui ont soif, qui ont soif de liberté
Rien ne peut arrêter notre cours
Les damnés de la terre, les damnés de la te...
Les prolétaires de la te... les prolétaires de la terre
Les prolétaires de la terre quand ils trouveront
Quand ils rencontreront leurs ennemis, ne feront pas un pas en arrière
Rien ne pourra arrêter notre cours
Le temps, le temps est avec nous.
Et la révolution viendra
Une petite étincelle déclenche un incendie.

Nous voulons nos fusils, nous les voulons
Pour vos poitrines, précisément les vôtres.
Et les peuples, oui, les peuples fraternels
Vous mettront, vous mettront au mur.

Ceux qui ont isolé leurs avoirs dans une patrie
Au-dedans de frontières, nous ont enclos comme des bêtes dans une cage
À chacun de nos réveils, ils ont riposté avec violence.
À bas le capital. Oui, à bas le travail.
Notre révolution sera, sera, sera
Le grand bond vers la liberté.

Nous le savons, nous l'avons appris, nous n'avons pas de patrie
La classe ouvrière lui pendra ses têtes.
Notre révolution sera, sera, sera
Le grand bond vers la liberté.
inviata da Marco Valdo M.I. 20/12/2010 - 23:01

Per quel che mi riguarda, Gian Piero, io ti ringrazio per stare facendo conoscere questo autore e le sue canzoni che ritengo non fraintendibili. Certo, hai senz'altro ragione nel dire che si tratta di un autore atipico, ma ritengo che lo sia soltanto fino ad un certo punto. Nikolas Asimos mi sembra un autore che ha una ben precisa coscienza di classe, probabilmente in questo si avvicina molto a certi cantautori italiani degli anni '70 (e vi trovo ben precise corrispondenze con Ivan della Mea) e sospetto persino che presenti almeno degli "echi" della diaspora greca in Italia di quel periodo. E anche di situazioni più distanti ma ugualmente radicali, come ad esempio espresse ne La vie s'écoule, la vie s'enfuit di Raoul Vaneigem (canzone che, a questo punto, mi occuperò di tradurre in greco). C'è anche da dire che, spesso e volentieri, la "Grecità" di tanti e tanti cantautori e poeti greci non è stata in realtà portatrice di nazionalismo, bensì intendeva essere universale rifacendosi alle radici della propria cultura. Certo, la componente di classe in Asimos mi sembra palese e dichiarata, e devo confessarti il segreto di Pulcinella: me lo rende molto, molto vicino. E lo rende attualissimo anche nella situazione attuale. La "Grecità" poteva avere un valore ben preciso sotto la dittatura, ma ora siamo davanti a cose che la Grecia e tutta l'Europa devono subire per mano di un sistema politico-finanziario internazionale. E la cara, vecchia e disprezzata coscienza di classe torna a farsi sentire.
Riccardo Venturi 20/12/2010 - 17:29
Dunque si va avanti, e chi vuole... assimerà tutto l'assimabile, come in altro luogo disse Riccardo. Mi prendo solo una piccola pausa, perché mo' viene Natale; e anche stavolta ci si ricasca. E adesso un pensiero... di quelli profondi. Io penso (ci sono arrivato da solo, ma solo per accorgermi che questa vetta era già occupata da una piccola folla di altri arrivati prima di me), io penso che ci siano due modi d'essere "inattuali". Uno è quello di chi irrimediabilmente sta nel passato. L'altro è quello di chi sta un po' troppo nel futuro, per essere subito compreso da chi sta immerso nel presente. Per essere stringato, volevo scrivere "passatisti" e "futuristi": ma ho scritto tre volte "furturista" e per tre volte (anzi quattro: ho sbagliato di nuovo e non correggo più) il dito dell'inconscio ha fallito una lettera sulla tastiera: ci deve essere qualcosa che mi rende invisa questa parola, e non sono neanche berlusconiano. Se qui, nel testo di Asimos, si sono volute usare parole antiche per immaginare un futuro che viene, portato dalla corrente del medesimo carsico fiume, allora mi va, capisco l'operazione. Come avesse detto: rieccoci signori bourgeois, il fantasma ancora s'aggira e non svolazza solo in Europa, ora sua patria è il mondo intero e la "grande fête" - la nostra stavolta - è sempre più vicina. Alla fine degli anni Settanta forse era legittimo, per molti, nutrire come fossero il futuro dietro l'angolo queste antiche certezze, nate in seno alla teoria del crollo. Ma poi sono venuti gli anni Ottanta, che non mi sembrano avere esaurito ancora la loro spinta repulsiva...E forse da questa mia ottica, imbevuta di presente, io sento l' inattualità delle parole di questa canzone. La quale in questo momento mi sembra appartenere al passato (e lo avrei creduto, io, anche nel 1979). Certo, i cambiamenti in corso nel mondo sono più grandi di quanto forse io non riesca a concepire: la fabbrica continua a espandersi e a lavorare, anche se non più ai margini dei nostri quartieri residenziali. Quel filo, che qui da noi sembra spezzato, può saldarsi molto più forte di prima e molto più lontano da qui. Ma per ora io dico "può saldarsi". Non dico "si salderà". Ancora non lo so, se ha dda venì un futuro.
Gian Piero Testa 20/12/2010 - 20:21
Σαν θα με καλέσει η πατρίδα
να πάω τον οχτρό να πολεμήσω
Θα τους πω, δεν έχω 'γω πατρίδα
ούτε θυσιάζομαι ποτές
Για των μπουρζουάδων τα μεράκια
για των μπουρζουάδων τα σαγόνια.

Θα τους πω, δεν βαστώ, δεν περνάει το παραμύθι
Δεν με μπλέκουν εμένα μ' αδερφούς μου να σφαχτώ
Οι οχτροί μου είστε ‘σεις που μας θέτε ν' αρπαχτούμε
Τα αισχρά συμφέροντά σας ματωβάφουνε τη γη
Η κεφαλαιοκρατία πάει πια έχει σαπίσει
Κι οι φαντάροι που ξυπνήσαν άλλο πια δεν πολεμούν.

Τα ντουφέκια μας τα θέμε, τα θέμε
για τα στήθεια τα, τα στήθεια τα δικά σας.
Κι οι λαοί αδέ..., λαοί αδελφωμένοι
θα σας στήσουνε, σας στήνουνε στον τοίχο.
Σαν κινήσετε, κινήσετε πολέμους
Τότε η μάχη θε να γίνει ταξική
Τότε η μάχη στα κεφάλια σας θα πέσει
Τότε η μάχη θα γυρίσει ταξική
Τούρκοι, Έλληνες, ʼραβες και νέγροι
Όλοι επανά..., όλοι επανά..., όλοι επανά-επαναστατήσαν
Και η νίκη μας ζυγώνει κάθε μέρα που περνά.

Σαν θα με καλέσει η πατρίδα
να πάω τον οχτρό να πολεμήσω
Θα τους πω, δεν έχω 'γω πατρίδα
μόν' τα χέρια μου έχω για δουλειά.

Και αυτά τα δυο μας χέρια σαν σηκώσουμε σφιγμένα
Θα γιομίσουνε οι δρόμοι απ' ανθρώπινες ζωές.
Που οι βοές τους θα συντρίβουν κάθε σας τσανακοκλέφτη.
Τίποτα, τίποτα, τίποτα δεν μπορεί να σταματήσει
Δεν μπορεί, δεν μπορεί να σταματήσει, τις φωνές, τις φωνές
Των πεινασμένων, τις φωνές, τις φωνές των σκλαβωμένων,
Που διψάν, που διψάν για λευτεριά, που διψάν, που διψάν
Αδελφωσύνη, που διψάν, που διψάν ελευτεριά.
Τίποτα δεν μπορεί να σταματήσει το διάβα μας.
Της γης οι κολασμένοι, της γης οι κολασμέ...
Της γης οι προλετά..., οι προλετάριοι
Της γης οι προλετάριοι σαν βρούνε τους οχθρούς τους
Σα βρούνε τους οχθρούς τους, δεν κάνουν βήμα πίσω
Τίποτα δεν μπορεί να σταματήσει το διάβα μας.
Ο καιρός, ο καιρός είναι μαζί μας
Και η επανάσταση θα γίνει
Κάθε μικρούλα σπίθα φουντώνει σε φωτιά.

Τα ντουφέκια μας τα θέμε, τα θέμε
Για τα στήθεια τα, τα στήθεια τα δικά σας
Κι οι λαοί αδέ-λαοί αδερφωμένοι
Θα σας στήσουνε, σας στήσουνε στον τοίχο.

Αυτοίνοι που χωρίσανε το βιος τους σε πατρίδα
Σε σύνορα μας μάντρωσαν σαν ζώα σε κλουβιά
Σε κάθε μας εξέγερση απάντησαν με βία
Κάτω το κεφάλαιο. Ρε κάτω η δουλειά
Η επανάστασή μας, θα γίνει, θα γίνει
Το μεγάλο άλμα για τη λευτεριά.

Το ξέρουμε, το μάθαμε, δεν έχουμε πατρίδα
Τους καθοδηγητάδες της κρεμά η εργατιά
Η επανάστασή μας θα γίνει, θα γίνει
Το μεγάλο άλμα για τη λευτεριά.
inviata da GIan Piero Testa - 18/12/2010 - 19:27

Νικολας, ένας γνήσιος αναρχικός όπως δήλωνε και ο ίδιος άλλα και οι στίχοι του υποδεικνύουν το ίδιο ("δεν ταιριάζει η ιεραρχία για τους αναρχικούς") .Τα φοιτητικά του χρόνια ήταν στην Θεσσαλονίκη αλλά αργότερα, χωρίς να τελειώσει ποτέ την σχολή, ήρθε Αθήνα. Στα Εξάρχεια, ήρθε και η πολιτική του ολοκλήρωση όντας πλέον στις "τάξεις" των αναρχικών, Προς το τέλος της ζωής του η συνεργασία του με τον Παπακωσταντινου ήρθε να ταράξει τις σχέσεις του με τους αναρχικούς των Εξαρχείων και να απαξιωθεί απο μεγάλο μέρος του χώρου.

Κάτι λίγα για το "τελος" του Νικόλα : Το 1987 κατηγορήθηκε για το βιασμό μίας κοπέλας και οδηγήθηκε για λίγο στο ψυχιατρείο. Το γεγονός αυτό είχε σημαντικές συνέπειες στη ψυχολογία του και στις 17 Μαρτίου του 1988 κρεμάστηκε στο σπίτι του, που ονόμαζε χώρο προετοιμασίας. Πέθανε σε ηλικία 39 χρόνων.

Παρακαλω...ανοησιες του τυπου "ο Νικόλας δεν ηταν αναρχικός" ή "Ήταν Θεος/Προφητης" και αλλες τετοιες παπαριες σπιλώνουν το ονομα του,σε λιγο θα τον βγάλετε ελληναρα-πατριώτη που θυσιάστηκε για τις αμαρτίες μας στον σταυρό...Ηταν αναρχικός με ανιδιοτελή ζωή και η μουσική του μεσώ προπαγάνδας ιδεών και πράγματι πολύ ιδιόρρυθμος κρίνοντας απο τον τρόπο ζωής του αλλά και απο το βιβλίο που έγραψε ο ιδιος, "αναζητώντας τους κροκανθρώπους"...


Ο,τι πιο ομορφο εχει γραψει ο Νικολας.

Στιχοι-Μουσικη-Πρωτη ερμηνεια Νικολας Ασιμος
Απο την παρανομη κασετα 000006 "η ζαβολια"

Στιχοι
Αποκομμένος απ' όλους κι απ' όλα
σε μαγεμένη τροχιά
πήρα το δρόμο να φύγω μα ήρθα
τίποτα δε μ' ακουμπά
στον παράξενο μου χρόνο

Ξέρουμε πως είναι ψέμα
μα ας γίνουμε τα δυο μας ένα
να σ' αγκαλιάσω να μ' αγκαλιάσεις
να ξεγελιέσαι να ξεγελιέμαι
να σ'αγαπήσω να μ'αγαπήσεις
έστω για λίγο για τοσοδούλι
Σα ζευγαρώνουν δυο βεγγαλικά
μοιάζουν με μηνύματα τηλεπαθητικά
στων προσώπων μας τις ζάρες

Με δίχως σημαίες και δίχως ιδέες
δίχως καβάντζα καμιά
ντύθηκε η μέρα τα γούστα της νύχτας
και η ψυχή μου πηδά
στου απέραντου τη ψύχρα

Θες ν' αγγίξεις την αλήθεια
για βγες απ' έξω απ' τη συνήθεια
σύρε κι έλα να με λούσεις
κι ας είμαι της καθαρευούσης
να σ' αγαπήσω να μ' αγαπήσεις
έστω για λίγο για τοσοδούλι
Δρεπανηφόρα άρματα περνάν
στις τσιμεντουπόλεις του θανάτου το συμβάν
ασυγκίνητο σ' αφήνει

Σου ξαναδίνω το είναι μου τώρα
θωρακισμένε καιρέ
με μια σκληρή παγερή τρυφεράδα
σε πλησιάζω ,μωρέ
μ' αυταπάτες πια δεν έχω

Ξέρουμε πως είναι ψέμα
μα ας γίνουμε τα δυο μας ένα
δες θα φτιάχνουμε στιχάκια
να περπατάν σαν καβουράκια
πλάγια κι ακριβά τα χάδια
φως αχνό μες στα σκοτάδια
Μ' ένα μου πήδο θα σε ξαναβρώ
στο μαγκανοπήγαδο της ήττας μου περνώ
Venceremos, Venceremos


Ευχαριστώ τον φίλο Μπάμπη για την βοήθεια του στο να ανέβει το τραγούδι αυτό
Από τις κασέτες που έγραφε ο Νικόλας και πουλούσε ο ίδιος

ΣΤΙΧΟΙ ΤΟΥ ΠΡΩΤΟΤΥΠΟΥ ΑΠΟ ΤΟΝ ΝΙΚΟΛΑ ΑΣΙΜΟ.

''Θα'ρθω να σε βρω''

Θα'ρθω κανα βράδυ να σε βρω..
και το μυστικό μου να σου πω...
το΄ψαξα πολύ για να το πω σε σένα
κι ας με θεωρήσουν παλαβό

Μέσα απ' τα σκοτάδια κι απ΄το φως
είμαι εγώ ο γιος του καθένος
με τη Λευτεριά μου έχω γίνει ένα
και δεν είμαι πιόνι κανενός.

Στα παιχνίδια όλων σας, έκανα χαλάστρα,
για κανέναν πούστη δε θυσιάζομαι.
Μ'έχουν και κοροϊδο και χαμένη φάτσα
μα στην αγκαλιά σου εκστασιάζομαι.
Όσο κι αν θέτε δε θα με πάτε
κει που πλανάται η βία κι η αποχαύνωση

Πίστη δεν έχω,
μήτε πατρίδα
με διώξατε Όλοι...
μα 'σένα σε θέλω ζωντανή!!

Δε το λέω για να παινευτώ
ζήταγα πολύ ν'αγαπηθω
έδωσα Τα Πάντα και τα ξαναδίνω
και γι'αυτό Μπορώ να σ'Αγαπώ

Δε θα με γνωρίσεις θα με δεις,
είμαι κυνηγός κι ονειρευτής
μη σε παγιδέψουν σε καμμιά βιτρίνα
και σε ''Παραδείσους''σου χαθείς

Δε ζω με τους νόμους σας
τα χαρτιά και τ'άστρα,
για να τη βολέψω,
εγώ δε νοιάζομαι.

Πόσα μ'αποξενωσαν
ψευτικα ηταν κάστρα
κι εχω βγει απ'εξω
δεν τα χρειάζομαι.

Σε τουτο τον παλιοκοσμο
ενας να ε- εμενε
κι ας θελει η Αρια φυση σου
εκείνος θα διαβρωθει.

Αγάπησέ με βλέμμα μου
βοήθησέ με αίμα μου
δύσκολο να πεθάνουμε
καρδιά μου...
λυπάμαι τη ΖΩΗ.


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"O σιωπών δοκεί συναινείν"

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